A Polcenigo, da millenni, l'uomo ha usato, trasformato, adorato e temuto le acque come in pochi altri posti. Qui le acque sono state, e sono tuttora, elemento essenziale del paesaggio fisico, umano e culturale degli abitanti.
STORIA
Vicino alle sorgenti del Livenza nel passato si sono concentrate opere militari che controllavano questo importante punto strategico di passaggio. Si ha notizia di fortificazioni realizzate nel XIV secolo dal Patriarcato e nel secolo successivo dalla Repubblica di Venezia, nonchè di ripari fatti contro i Turchi fino dal 1477 (lavori inutili in quanto i Turchi passarono lo stesso per portare morte e distruzione). Intorno alle sorgenti del Livenza nel 1809 si stabilì parte delle truppe franco-italiane della grande battaglia dei Camolli.
LA CREAZIONE DEL GORGAZZETTO
In prossimità della Piazza di Polcenigo, in epoca imprecisata venne creato un canale artifiaciale deviando parte delle acque a destra (prima del 1375). I conti di Polcenigo probabilmente furono i promotori . Le ragioni vanno ricercate sia nella difesa (il canale cingeva e proteggeva a sud il loro castello) e poi anche per utilizzarne l'acqua.
In epoca più tarda ( XV-XVI secolo) sopra il Gorgazzetto furono costruiti vari Palazzi dei Conti. Tali costruzioni nascondono per un tratto il canale che riemerge nei pressi del mulino Modolo e prosegue verso i campi per buttarsi poi nel Livenza poco più a nord del Gorgazzo vero e proprio.
LE ACQUE COME FORZA MOTRICE
Prima del vapore e dell'energia elettrica, l'acqua, insieme con lo sforzo muscolare umano e animale, era la principale forza motrice dell'uomo.
Nel territorio di Polcenigo le acue mettevano in moto numerosi mulini.
Molino Livenza vicino al ponte sul Livenza venne distrutto nel 600 da un incendio e poi riedificato e demolito nel nostro secolo.
Molino di Slas sorgeva a sx poco prima della Piazza era considerato di "pocco uttile" perchè era spesso a secco.
Si contano vari altri mulini che ora non esistono più.
Un settimo mulino quello dei Modolo ha smesso di lavorare negli anni settanta ed è tuttora conservato, ultimo tra i mulini polcenighesi.
Il mulino Lacchin Rosset serviva per una segheria.
Altri venirono usati da un battiferro idraulico, altri per un filatotio.
La proprietà di tutti questi mulini era dei Conti di Polcenigo, solamente più tardi qualche proprietà privata divenne proprietaria di qualche mulino.
Acque da bere
Gli abitanti di Polcenigo non avevano problemi di acqua potabile, le acque delle varie sorgenti erano buonissime. Gli abitanti di Mezzomonte invece dovevano bere su stagni e pozze d'acqua (lame) con tutti i problemi igienici e le infezioni periodiche. Sono nel 70' un acquedotto riuscì a sostituire le autobotti che periodicamente rifornivano il paese.
Anche gli abitanti di Polcenigo di tanto in tanto andavano incontro ad epidemie di colera e tifo proprio per la mancanza di accorgimenti igienici (fognature, promiscuità tra animali e uomini) che inquinavano saltuariamente le sorgenti.
Acqua e agricoltura
Le acque venivano deviate temporaneamente per innondare alcuni prati. Si formavano le marcite. L'erba così dava numerosi tagli nell'arco dell'anno e si potevano sfamare gli animali.
Venne anche tentata la coltivazione del riso ma con risultati poco confortanti. Alcuni mulini disponevano anche di una pesta da riso. Piantine di riso selvatico si rovavano fino a poco tempo fà nel Polcenighese.
LE ACQUE E LA PESCA
Le acque Polcenighesi ospitavano in passato numerose varietà di pesce e crostacei. Trote, temoli, amguille, Tinche, Lucci, Marsioni, Gamberi di fiume. La pesca era una riserva esclusiva dei Conti di Polcenigo e numerosi erano i bracconieri che di nascosto sfamavano le loro famiglie con il pesce rischiosamente pescato. Successivamente tra Conti e popolazione si giunse ad un accordo più permissivo.
In Piazza a Polcenigo si teneva un mercato del pesce e il primo diritto di acquisto era dei Conti.
I Conti crearono anche qualche peschiera artificiale.
LE ACQUE E LA COMUNICAZIONE
Un tempo il Livenza era navigabile da Portobuffolè fino a Sacile. A nord di Sacile, i dislivelli e le rapide sembrano aver impedito la navigazione. Alcuni però sostengono che esistesse un porticciolo per le barche anche a Polcenigo e che il Livenza servisse a far scendere a valle il legname tagliato sui monti del Polcenighese e sul Cansiglio.
I corsi d'acqua erano però anche un impedimento al passaggio in quanto interrompevano strade e dividevano il territorio. I ponti nel passato erano poco frequenti e spesso di legno.
A causa delle piene dei torrenti i ponti andavano spesso riparati o ricostruiti e ciò causava attriti tra i Conti e le comunità per la ripartizione delle spese.
Spesso venivano usate le "pianche", assi di legno tra le due sponde. In mancanza di painche si guadava la corrente con evidenti rischi. Numerosi nel passato i morti annegati per incidenti. Molti i bambini poco sorvegliati e a volte imprudenti.
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