La zona paludosa del Palù, alle sorgenti della Livenza a m. 33 s.l.m. si è formata da una depressione strutturale. cioè dipendente dalla disposizione degli strati rocciosi del sottostante bacino.
La sedimentazione è stata determinata probabilmente dallosbarramento del fiume Livenza da parte delle alluvioni ghiaiose sabbiose del conoide del torrente Cellina (ultimo glaciale).
Il Palù è delimitato a est dal Col Longon alto circa 100 mt. e a ovest dal Crep di Varda (1033) e dal Torrione (1320) preludio del Monte Cavallo. Il Palù è lungo 2,5 Km x 0,5.
Lungo questo territorio si allungano le sorgenti carsiche (Col de Rust, Molunitto, Coda molla, Santissima).
Il palù venne sottoposto, dopo le guerre Napoleoniche, a lavori di bonifica in favore della comunità di Sarone e venne reso fertile. Nei primi anni del secolo scorso il territorio del Palù venne sconvolto per la costruzione di un canale artificiale che costringeva le acque sorgive in un tunnel il quale superato il Longon, andava ad alimentare una centrale elettrica del Cotonificio Veneziano di pn.
Dopo l'ultima guerra, per dare lavoro ai tanti disoccupati, il Comune di Caneva decise di riprendere l'opera di bonifica, in quanto il territoriosi era nuovamente impaludato e si iniziò a scavare un canale di scolo tra il vecchio corso della Livenza e la strada intercomunale Polcenigo-Sarone. A lavoro quasi ultimato, ci si accrse che, se l'acqua fosse defluita verso il vecchio alveo, avrebbe sottratto quasi tutta l'acqua alla centralina.
Lo scavo del canale venne abbandonato. Ma la rimozione del terreno, per una lunghezza di 75-80 m, avrebbe permesso nel marzo del 65 a Canzio Taffarello l'importante scoperta di resti lignei, ceramici e litici di un insediamento preistorico. Questo insediamento è stato attribuito dagli studiosi al Neolitico superiore o tardo neolitico (circa 5000 anni fà).
Sonoi stati fatti dei prelievi in profondità (carotaggi) che hanno visto affiorare notevoli quantità di semi, resti vegetali e ossa animali testimonianza di un archivio paleoambientale e antropologico di straordinaria importanza.
I materiali affiorati suggerirono l'esistenza di un villaggio preistorico strutturato su palafitte di bonifica. Un insediamento probabilmente stabile. Praticavano l'agricoltura (grano, orzo, avena, zizzania, miglio, piselli, cavolo, lino) ed erano degli abili cacciatori e pescatori.
Una scoperta di eccezzionale valore grazie allo spirito di osservazione di una persona come Canzio Taffarello che successivamente ha fornito il suo impegno fortemente motivato nell'Associazione Naturalisti sacilesi producendo preziosi libri e stimolando le varie Amministrazioni pubbliche (spesso poco motivate) nel prendere coscienza dell'enorme patrimonio culturale che giace in natura e nella nostra storia.
Vi consiglio caldamente la lettura del libro "Il livenza" Sito archeologico e percorsi botanici (Roberto Pavan e Canzio Taffarello).
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