domenica 16 maggio 2010

La vegetazione acquatica delle risorgive

Le macrofite acquatiche genralmente poco notate hanno assunto negli ultimi anni importanza come indicatori della qualità delle acque interne.
Un corso d'acqua è costituito da organismi viventi che ne popolano l'alveo, nonchè dalle sponde che fanno parte integrante dell'ecosistema fluviale. La naturalità delle sponde viene definita dalla composizione delle piante e dalle associazioni vegetali autoctone.
Fattore vegetale e animale sono spesso correlati e interdipendenti uno dall'altro.
La vegetazione ripariale stablizza l'alveo, fornisce detrito (cibo per gli organismi acquatici) limita lo sviluppo della vegetazione acquatica protegge dall'eccesso di illuminazione e riscaldamento, intercetta, filtra e depura le acque di dilavamento del suolo.
Le "alghe" (macrofite acquatiche) variano moltissimo a seconda del grado con il quale sono legate al mezzo acquatico:
1) emerse: formano il cosiddetto canneto con acque profonde max 0,5 1 metro (Typha, Phragmites
2) a foglie flottanti es. Nymphaea, profondità fino a 0,5 mt.
3) Sommerse Potamogeton fino a 10mt
4) Macrofite flottanti: vivono sopra lo specchio d'acqua es. Lemna

sabato 1 maggio 2010

Polcenigo e il timbro dell'acqua

Sembra il titolo di un libro di Montalbano, non è un thriller ma semplicemente un modo per far notare che raramente delle zone sono così caratterizzate, raramente si trova una simbiosi così evidente e marcata tra territorio, gente, storia e acqua. Un'acqua di una purezza e bellezza unica. La sorgente del Gorgazzo è unica e irripetibile ha dentro di sè un colore che incute rispetto. Dentro quel colore c'è il mistero di un percorso sotterraneo non ancora del tutto svelato e il gelo della morte. Morte di numerosi sub che si sono immersi alla ricerca di pericolose verità e morte delle numerose persone infoibate nelle recenti guerre. Le acque suscitano rispetto proprio perchè contengono in sè il pericolo.
A Polcenigo, da millenni, l'uomo ha usato, trasformato, adorato e temuto le acque come in pochi altri posti. Qui le acque sono state, e sono tuttora, elemento essenziale del paesaggio fisico, umano e culturale degli abitanti.
STORIA
Vicino alle sorgenti del Livenza nel passato si sono concentrate opere militari che controllavano questo importante punto strategico di passaggio. Si ha notizia di fortificazioni realizzate nel XIV secolo dal Patriarcato e nel secolo successivo dalla Repubblica di Venezia, nonchè di ripari fatti contro i Turchi fino dal 1477 (lavori inutili in quanto i Turchi passarono lo stesso per portare morte e distruzione). Intorno alle sorgenti del Livenza nel 1809 si stabilì parte delle truppe franco-italiane della grande battaglia dei Camolli.
LA CREAZIONE DEL GORGAZZETTO
In prossimità della Piazza di Polcenigo, in epoca imprecisata venne creato un canale artifiaciale deviando parte delle acque a destra (prima del 1375). I conti di Polcenigo probabilmente furono i promotori . Le ragioni vanno ricercate sia nella difesa (il canale cingeva e proteggeva a sud il loro castello) e poi anche per utilizzarne l'acqua.
In epoca più tarda ( XV-XVI secolo) sopra il Gorgazzetto furono costruiti vari Palazzi dei Conti. Tali costruzioni nascondono per un tratto il canale che riemerge nei pressi del mulino Modolo e prosegue verso i campi per buttarsi poi nel Livenza poco più a nord del Gorgazzo vero e proprio.
LE ACQUE COME FORZA MOTRICE
Prima del vapore e dell'energia elettrica, l'acqua, insieme con lo sforzo muscolare umano e animale, era la principale forza motrice dell'uomo.
Nel territorio di Polcenigo le acue mettevano in moto numerosi mulini.
Molino Livenza vicino al ponte sul Livenza venne distrutto nel 600 da un incendio e poi riedificato e demolito nel nostro secolo.

Molino di Slas sorgeva a sx poco prima della Piazza era considerato di "pocco uttile" perchè era spesso a secco.
Si contano vari altri mulini che ora non esistono più.
Un settimo mulino quello dei Modolo ha smesso di lavorare negli anni settanta ed è tuttora conservato, ultimo tra i mulini polcenighesi.
Il mulino Lacchin Rosset serviva per una segheria.
Altri venirono usati da un battiferro idraulico, altri per un filatotio.
La proprietà di tutti questi mulini era dei Conti di Polcenigo, solamente più tardi qualche proprietà privata divenne proprietaria di qualche mulino.
Acque da bere
Gli abitanti di Polcenigo non avevano problemi di acqua potabile, le acque delle varie sorgenti erano buonissime. Gli abitanti di Mezzomonte invece dovevano bere su stagni e pozze d'acqua (lame) con tutti i problemi igienici e le infezioni periodiche. Sono nel 70' un acquedotto riuscì a sostituire le autobotti che periodicamente rifornivano il paese.
Anche gli abitanti di Polcenigo di tanto in tanto andavano incontro ad epidemie di colera e tifo proprio per la mancanza di accorgimenti igienici (fognature, promiscuità tra animali e uomini) che inquinavano saltuariamente le sorgenti.
Acqua e agricoltura
Le acque venivano deviate temporaneamente per innondare alcuni prati. Si formavano le marcite. L'erba così dava numerosi tagli nell'arco dell'anno e si potevano sfamare gli animali.
Venne anche tentata la coltivazione del riso ma con risultati poco confortanti. Alcuni mulini disponevano anche di una pesta da riso. Piantine di riso selvatico si rovavano fino a poco tempo fà nel Polcenighese.
LE ACQUE E LA PESCA
Le acque Polcenighesi ospitavano in passato numerose varietà di pesce e crostacei. Trote, temoli, amguille, Tinche, Lucci, Marsioni, Gamberi di fiume. La pesca era una riserva esclusiva dei Conti di Polcenigo e numerosi erano i bracconieri che di nascosto sfamavano le loro famiglie con il pesce rischiosamente pescato. Successivamente tra Conti e popolazione si giunse ad un accordo più permissivo.
In Piazza a Polcenigo si teneva un mercato del pesce e il primo diritto di acquisto era dei Conti.
I Conti crearono anche qualche peschiera artificiale.
LE ACQUE E LA COMUNICAZIONE
Un tempo il Livenza era navigabile da Portobuffolè fino a Sacile. A nord di Sacile, i dislivelli e le rapide sembrano aver impedito la navigazione. Alcuni però sostengono che esistesse un porticciolo per le barche anche a Polcenigo e che il Livenza servisse a far scendere a valle il legname tagliato sui monti del Polcenighese e sul Cansiglio.
I corsi d'acqua erano però anche un impedimento al passaggio in quanto interrompevano strade e dividevano il territorio. I ponti nel passato erano poco frequenti e spesso di legno.
A causa delle piene dei torrenti i ponti andavano spesso riparati o ricostruiti e ciò causava attriti tra i Conti e le comunità per la ripartizione delle spese.
Spesso venivano usate le "pianche", assi di legno tra le due sponde. In mancanza di painche si guadava la corrente con evidenti rischi. Numerosi nel passato i morti annegati per incidenti. Molti i bambini poco sorvegliati e a volte imprudenti.

Il giacimento preistorico del Palù


La zona paludosa del Palù, alle sorgenti della Livenza a m. 33 s.l.m. si è formata da una depressione strutturale. cioè dipendente dalla disposizione degli strati rocciosi del sottostante bacino.
La sedimentazione è stata determinata probabilmente dallosbarramento del fiume Livenza da parte delle alluvioni ghiaiose sabbiose del conoide del torrente Cellina (ultimo glaciale).
Il Palù è delimitato a est dal Col Longon alto circa 100 mt. e a ovest dal Crep di Varda (1033) e dal Torrione (1320) preludio del Monte Cavallo. Il Palù è lungo 2,5 Km x 0,5.
Lungo questo territorio si allungano le sorgenti carsiche (Col de Rust, Molunitto, Coda molla, Santissima).
Il palù venne sottoposto, dopo le guerre Napoleoniche, a lavori di bonifica in favore della comunità di Sarone e venne reso fertile. Nei primi anni del secolo scorso il territorio del Palù venne sconvolto per la costruzione di un canale artificiale che costringeva le acque sorgive in un tunnel il quale superato il Longon, andava ad alimentare una centrale elettrica del Cotonificio Veneziano di pn.
Dopo l'ultima guerra, per dare lavoro ai tanti disoccupati, il Comune di Caneva decise di riprendere l'opera di bonifica, in quanto il territoriosi era nuovamente impaludato e si iniziò a scavare un canale di scolo tra il vecchio corso della Livenza e la strada intercomunale Polcenigo-Sarone. A lavoro quasi ultimato, ci si accrse che, se l'acqua fosse defluita verso il vecchio alveo, avrebbe sottratto quasi tutta l'acqua alla centralina.
Lo scavo del canale venne abbandonato. Ma la rimozione del terreno, per una lunghezza di 75-80 m, avrebbe permesso nel marzo del 65 a Canzio Taffarello l'importante scoperta di resti lignei, ceramici e litici di un insediamento preistorico. Questo insediamento è stato attribuito dagli studiosi al Neolitico superiore o tardo neolitico (circa 5000 anni fà).
Sonoi stati fatti dei prelievi in profondità (carotaggi) che hanno visto affiorare notevoli quantità di semi, resti vegetali e ossa animali testimonianza di un archivio paleoambientale e antropologico di straordinaria importanza.
I materiali affiorati suggerirono l'esistenza di un villaggio preistorico strutturato su palafitte di bonifica. Un insediamento probabilmente stabile. Praticavano l'agricoltura (grano, orzo, avena, zizzania, miglio, piselli, cavolo, lino) ed erano degli abili cacciatori e pescatori.
Una scoperta di eccezzionale valore grazie allo spirito di osservazione di una persona come Canzio Taffarello che successivamente ha fornito il suo impegno fortemente motivato nell'Associazione Naturalisti sacilesi producendo preziosi libri e stimolando le varie Amministrazioni pubbliche (spesso poco motivate) nel prendere coscienza dell'enorme patrimonio culturale che giace in natura e nella nostra storia.
Vi consiglio caldamente la lettura del libro "Il livenza" Sito archeologico e percorsi botanici (Roberto Pavan e Canzio Taffarello).

IL LIVENZA


Arrivati ad acque molli in Via Rivalta scenderemo attraverso delle stradine di campagna fino al fiume Livenza. Speriamo non piova troppo altrimenti troveremo un bel po' di fango su queste stradine che attraversano prati e campi.
Il Livenza con le sorgenti della Santissima e del Gorgazzo più altre due minori (Mulinetto e ...) ha origine nei comuni di Caneva e Polcenigo. Le sorgenti sono di tipo carsico, alimentate dalle acque piovane dell'Altopiano del Cansiglio e del gruppo del Cavallo che, attraverso pozzi, inghiottitoi e doline, arrivano ai piedi del monte.
Le acque sgorgano a 33 m s.l.m. e sono limpide, copiose e fredde, con una portata complessiva media di 15,6 m3/s.
Il fiume riceve da sinistra l'apporto delle acque di risorgiva che danno origine a ruscelli e rii: Fontaniva, Schiavozit, Bodegan, Orzaia, Picol, Rio Valgrande, Missa, Paissa. A Sacile a destra riceve le acque della Grava e del Meschio.
All'uscita delle valli alpine i torrenti Cellina, Colvera e Meduna, con conoidi alluvionali contigui, danno origine ad una grande estensione di terreni che gravano su un potente materasso ghiaioso dello spessore di 100 e più metri. In questa formazione alluvionale molto permeabile, la falda freatica, che scorre ad una profondità tra i 60 e 100 metri, riaffiora in corrispondenza della linea delle risorgive a Pordenone, Cordenons, Murlis ove i depositi grossolani lasciano posto a quelli di granulometria più fine come limi e sabbie. Di conseguenza questo spesso materasso ghiaioso ha, in caso di piene improvvise una notevole capacità di ritenzione idrica e smorza gli effetti devastanti delle alluvioni.
I depositi ghiaiosi al margine degli argini fluviali sono ricoperti da uno strato di terreno vegetale molto esiguo, che varia da pochi cm. a 20-25 cm e danno origine ad un territorio che prende il nome di "Magredi".
Il Cellina, il Colvera ed ilo Noncello, che nasce a Cordenons, possono essere considerti affluenti di destra del Meduna, che diventa l'affluente principale di sinistra del Livenza.
A Meduna di Livenza, in riva sinistra il Livenza riceve ulteriori apporti d'acqua dal Fiume Fiume e dal Sile e in riva destra dal Monticano.
Il Livenza sfocia nel mare Adriatico a Porto Santa Masrgherita presso Caorle.
La lunghezza del fiume Livenza dalle Sorgenti al Mare è di 110 Km.